venerdì 2 dicembre 2011

GCHQ: PARTE LA CODE-CRACKING COMPETITION

Stanco di spie classiche di scarsa finezza, il cui ardore fisico sembrava suggerire un intero arsenale di astuzie grossolane e leggermente preistoriche, Iain Lobban, capo dell’agenzia britannica di intelligence Gchq ha deciso di aggredire le minacce del terzo millennio inventandosi una sorta di pesca a strascico dei cervelli più tecnologicamente raffinati del Regno Unito attraverso una gara pubblica cominciata il 3 novembre e aperta fino al 12 di dicembre: la code-cracking competition



Il Gchq ha creato un sito web contenente una tavoletta alfanumerica che custodisce all’interno un codice capace di consentire l’accesso diretto ai dati del Quartiere Generale di Celtenham, una sorta di Pentagono inglese dove si combatte un’estenuante lotta contro i criminali cibernetici, terroristi, Paesi ostili, organizzazioni malavitose, hacker selvaggi, pedofili e pazzi - o geni - di ogni sorta. Chi scopre il codice può compilare i moduli di richiesta per farsi assumere assieme a docenti universitari, ingegneri e portentosi matematici, alla Cyber Security Specialists, una squadra voluta da David Cameron dopo che il rapporto dell’Intelligence and Security Committee ha sottolineato l’inadeguatezza della struttura difensiva di Sua Maestà di fronte ai pericoli della rete. «Ci siamo rivolti anche ai social media, ai blog e ai forum perché il target di questa campagna non poteva essere attirato con i metodi tradizionali. Probabilmente si tratta di giovani totalmente all’oscuro della nostra necessità di assumerli», comunicano a Celtenham



Così è partita la caccia ai geek. Due i requisiti inderogabili. Non avere condanne per hackeraggio illegale ed essere cittadini britannici. Problema: come si garantisce che i singoli partecipanti alla gara arrivino alla soluzione per conto proprio? «Non si garantisce. Non possiamo impedire di copiare, ma è anche vero che una scelta di questo tipo ha già stimolato un dibattito straordinario. E tanto ci basta»



Il governo ha investito 650 milioni di sterline per rendere la rete sicura. Una cifra ragionevole se si considera che i danni provocati dai webpirati lo scorso anno sono stati stimati in 27 miliardi. Il sottosegretario alla Difesa Francis Maude ha chiarito che l’esecutivo si sta muovendo su più livelli. «Vogliamo mettere in comunicazione aziende pubbliche e private perché consapevolezza e conoscenza sono la chiave per battere i nemici, ma soprattutto vogliamo trasformare la Gran Bretagna nel Paese più garantito del pianeta per gli affari su internet». Un mercato che rappresenta il 6% del prodotto interno lordo (un punto in più dell’agricoltura) e che entro cinque anni assumerà 365 mila persone



Iain Lobban, nel corso della conferenza internazionale contro i cyber-terroristi che si è tenuta a Londra all’inizio di novembre ha raccontato che nel corso del 2010 «sono stati portati pesanti attacchi al ministero degli esteri e ad altri dipartimenti governativi». E la baronessa Neville Jones ha puntato il dito contro i Paesi più pericolosi: «Sono Russia e Cina a guidare la fila e ora serve una collaborazione globale per proteggersi». Ma in questo mondo rovesciato, destinato a combattere contro sistemi avvelenati come Zeus e Spy Eye - che ora minacciano di fondersi in un unico diabolico pianeta del male - servono nuovi guerrieri. E se una volta c’erano spie la cui fermezza tendeva a trasformarsi in ostinazione e l’attitudine per le decisioni immediate in totale rifiuto di pensare, oggi, invece, conta solo il pensiero, strumento molto più pericoloso delle armi tradizionali.




fonte: lastampa.it
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